Genitori separati: la mediazione familiare

BambiniLa separazione è una possibilità nella vita di una famiglia e un momento doloroso che va affrontato in modo responsabile dai genitori, siano i figli ancora piccoli o cresciuti.

Le conseguenze psicologiche della rottura sono sempre molte, perché alla crisi dei minori coinvolti va a sommarsi quella interna alla coppia che decide di interrompere la relazione, venendo spesso meno ai doveri di genitori.

Dal punto di vista dei bambini, anche se non hanno l'età per essere pienamente coscienti della situazione, si innescano diversi meccanismi a livello psicologico, che possono comprendere la paura dell'abbandono, da parte di uno dei genitori o di entrambi e anche un ingiustificato senso di colpa per quello che sta succedendo.

La perdita della dimensione quotidiana influisce di per sé in modo indelebile sulla personalità dei bambini, ma le conseguenze date dalla nuova situazione possono comunque essere contenute, sempre che da parte dei genitori ci sia la volontà di avvalersi dell'aiuto di persone competenti.

La figura scelta come supporto nel caso di una separazione deve essere necessariamente una persona esterna alla famiglia, perché possa affrontare e gestire il tema in modo davvero neutrale, senza nessun coinvolgimento di tipo emotivo o pratico.

Questa figura può essere il pediatra che ha seguito il bambino dalla nascita, e che può informare i genitori sulle conseguenze psicosociali che comporta una separazione, oltre a spiegare alcuni comportamenti che il bimbo potrebbe tenere per segnalare il proprio disagio.

I genitori non dovranno sentirsi a disagio nell'esporre questioni personali al pediatra, prima di tutto perché è un medico, e per tanto tenuto al segreto professionale, in secondo luogo perché il suo ruolo si limiterà a constatare lo stato del bambino, le sue reazioni, senza addentrarsi nei problemi specifici della coppia.

Un'altra figura di sostegno, nata appositamente per aiutare la famiglia che va incontro a un divorzio, è quella del mediatore familiare, che può fornire una consulenza non solo dal punto di vista psicologico, ma anche pratico. Il mediatore, in possesso di un titolo riconosciuto in ambito europeo, è in grado di fornire ogni possibile informazione per quanto concerne gli aspetto legali, economici, sempre con un occhio di riguardo nei confronti dei figli.

La mediazione familiare si propone come uno spazio neutrale, dove la coppia può trovare un punto di incontro, e iniziare un percorso la cui vetta è la co-genitorialità. Questa dimensione comprende tutti gli aspetti che i genitori sentono il bisogno di negoziare, a partire dalla comunicazione ai figli della separazione, le scelte educative da portare avanti, il tema di nuovi compagni che i genitori possono avere, ma anche problematiche legali, come l'affidamento, gli impegni economici da mantenere, il calendario delle visite.

Se non si vive una situazione simile, sembra impossibile che un genitore possa arrivare a trattare un bambino come strumento all'interno di un conflitto, eppure la realtà di tante coppie che si separano è proprio questa, perché un adulto che subisce un torto tende all'egoismo più deleterio, mettendo se stesso anche prima dei figli.

Se uno dei due genitori si sente ferito dal coniuge, predomina spesso un desiderio di vendetta, e si carica il bambino di responsabilità per lui troppo grandi, che non è ancora preparato ad affrontare. Imporre al bambino il ruolo di mediatore è una pratica molto più diffusa di quello che si immagini. L'intenzione è quella di comunicare indirettamente con l'ex-coniuge, ma è un'abitudine che il bambino paga a caro prezzo, perché viene letteralmente "messo in mezzo".

È comune pensare che la separazione coniugale possa far crollare il mondo addosso a tutti i membri di una famiglia, figli, genitori, nonni, ma questo dipende in gran parte dall'atteggiamento assunto dai genitori. Nella drammaticità del momento è sempre possibile aiutare i figli a vivere l'esperienza non in modo distruttivo ma costruttivo. L'interruzione di un rapporto di coppia deve essere circoscritto ai coniugi, i quali, se vogliono, possono continuare a vivere e gioire del rapporto con i loro piccoli, che, in questi momenti più che mai, richiedono loro comprensione e amore.

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