In vacanza senza mamma e papà

Una vacanza con i suoi coetanei, al mare, in montagna, in collina possono essere giornate belle, importanti… indimenticabili. Ma la grande paura di mamma e papà è che il piccolo non sia ancora pronto, che possa vivere male la separazione dai genitori, la lontananza dal suo ambiente, dalla casa, dai nonni. Quando è il momento giusto per fare questa esperienza per la prima volta? Come scegliere la struttura più adatta alle esigenze del bambino?

Queste domande sono state rivolte a Guido Cominelli, presidente dell’AKI (Associazione Kinderheim Italiani) e gestore da molti anni di un Kinderheim per bambini da sei a tredici anni.

 

Qual è l’età giusta per fare la prima esperienza di vacanza senza mamma e papà?

Non esiste un’età ideale in assoluto. Ogni bambino è diverso. Ma in generale posso assicurare di non aver avuto mai problemi con i bimbi dai sei anni in su: hanno già avuto esperienza di socializzazione all’asilo e poi con il primo anno di scuola e sono pronti a condividere questa esperienze con altri compagni, soprattutto quando queste avvengono in un ambiente non rigidamente strutturato con regole e divieti come invece accade all’interno della scuola.

orprendentemente la cosa più delicata da gestire per noi è l’ansia dei genitori. Il bambino non ha problemi, anzi. L’importante per lui è che la vacanza gli sia proposta con entusiasmo, come un premio, non come un necessario e doloroso parcheggio che lo separa dalla mamma che deve lavorare o che rimane a casa in ansiosa attesa del suo ritorno.

 

Come reagiscono i bambini in un ambiente diverso, con persone nuove?

In genere reagiscono bene. Se l’ambiente è pensato a misura di bambino, se si tratta di case fatte per loro, se non è solo un luogo di vacanza per adulti che occasionalmente organizza soggiorni per bambini. Naturalmente, oltre alla struttura sono fondamentali l’accoglienza, l’organizzazione e la gestione della giornata che devono essere seguite da personale specializzato, insegnanti o educatori capaci di ricreare una dimensione familiare.

A questo scopo, ai Kinderheim dell’Associazione, è richiesto in modo specifico che la direzione sia un gruppo familiare con marito e moglie attivamente presenti.

Poi è importante il rapporto numerico adulto/bambino che cambia in funzione dell’età: per i bambini fra i cinque e i sette anni è bene che ci sia un assistente per ogni gruppo di cinque/sei mentre per quelli più grandicelli, il gruppo può arrivare fino a dieci.

A differenza della scuola, vi sono momenti della giornata durante i quali i gruppi si trovano per una stessa attività e questo è un altro vantaggio perché vivendo e giocando insieme i bambini imparano a rapportarsi tra loro, “si copiano” l’un l’altro. I piccoli vedono in quelli più grandi dei riferimenti alla loro portata, e questi ultimi capiscono di dover usare maggiore delicatezza con i compagni più giovani. Per i figli unici, per esempio, queste sono grandi e importanti esperienze di vita sociale: operando e giocando tutti insieme, le piccole rigidità del carattere lentamente si smussano e resta la gioia di vivere insieme con pienezza di sentimenti e pensieri. Senza le regole e le “costrizioni” della scuola, i bambini si esprimono più liberamente e non è raro che alla fine della vacanza gli adulti che sono stati con loro trasferiscano ai genitori comportamenti e aspetti del carattere che in altre occasioni i piccoli non avrebbero manifestato.

 

Come scegliere il luogo più adatto a nostro figlio?

Il mio consiglio è di visitare prima e insieme al bambino il Kinderheim. Molti centri organizzano durante i weekend primaverili alcuni momenti di visita aperti alle famiglie. In questo modo ci si può rendere conto di come è la casa e si possono conoscere le persone che la gestiscono.

Il bambino stesso potrà iniziare a immaginare e “pregustare” la sua prima vacanza da grande, mentre mamma e papà saranno più sereni e convinti ne proporgliela, in tutta sincerità, come premio.

 

I consigli della psicologa

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