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Dott.ssa Silvia Piva
La psicologa
Dott.ssa Silvia Piva
Psicologa infantile

Un bimbo butta tutto a terra

DOMANDA

Buongiorno Dottoressa,

Ho un maschietto di 20 mesi che ha un brutto difetto: buttare sempre tutto per terra. Ho provato a spiegare che non si fa e gli ho dato degli oggetti che può lanciare (delle palle colorate)  Ma non è cambiato niente.  Alle volte guarda l'oggetto e poi lo butta, altre volte con una manata butta via tutto. Come posso fare per insegnargli a non fare così? Potrebbe avere dei problemi?

Grazie

Anna

 

RISPOSTA

Cara Anna,

si tranquillizzi e sia contenta di avere un bambino che sta percorrendo le tappe importanti per un buono sviluppo psicoaffettivo. Suo figlio sta mettendo in atto ora un gioco importante: è quello che Freud,il padre della psicoanalisi, chiamava “gioco del rocchetto”. In breve questo gioco consiste proprio nel buttare per terra gli oggetti e solitamente desiderare che qualcuno li raccolga, per poi ributtarli nuovamente per terra. A nulla serve offrire al bambino “oggetti adatti all’uso” come le palle colorate, suo figlio ha bisogno di farlo proprio con tutti gli oggetti, o comunque con quelli che vuole lui e quando vuole lui!

 Qual è il significato di questo gioco tanto faticoso per le mamme (spesso avviene con un lancio dal seggiolone!)?

Nei primi tre anni di vita i bambini sono particolarmente impegnati nel faticoso compito evolutivo di “separazione-individuazione” dalla madre, attraverso un cammino che procede un po’ “a tappe”. In sintesi  il bambino passa da una fase,i primi mesi di vita, in cui si sente quasi indifferenziato dalla mamma,  in cui è in simbiosi con lei e quasi non riesce a distinguersi, ad una fase in cui a poco a poco comprende di essere diverso, diventando in grado di capire che la mamma è “un oggetto”(un oggetto psicologico e affettivo) separato da lui, dal quale può anche allontanarsi, pur per brevi momenti, senza paura di scomparire e di annientarsi. Tutto ciò avviene attraverso dei passaggi graduali, sorretti dallo sviluppo motorio e linguistico: per esempio quando il bambino comincia a camminare, assume un’aria proprio soddisfatta,non è più dipendente dalla mamma per gli spostamenti, anche solo di prospettiva visiva, ma può farlo in modo indipendente, quando ne sente la necessità e spesso prova un grande piacere nel continuare ad andare un po’ lontano dalla mamma, per poi correre e ributtarsi nelle sue braccia. E’ un continuo andare e ritornare, allontanarsi e riavvicinarsi…è un movimento che simbolicamente permette al bambino di “metabolizzare” la separazione.  Anche il linguaggio svolge la sua parte: quando verso i due anni comincerà a dire ” No” a tutto, in modo ripetitivo e continuo, non servirà a nulla sgridarlo o fornire molte spiegazioni sul valore del “Si”, il bambino continuerà a dire “No” perché sta  definendo la sua possibilità di essere DIVERSO dalla madre, sta affermando il suo diritto ad esistere come “oggetto” separato e distinto.

Dunque torniamo al gioco del “buttare via tutto”…Questi oggetti,o giochi,che vengono gettati , rappresentano simbolicamente la madre ed il poterli buttare via implica la possibilità per il bambino di separarsene, senza paura di perdere se stesso, anzi con la certezza che se anche la madre si assenta e si separa da lui , è comunque viva e presente e tornerà.

Quindi,cara Anna, suo figlio le sta dicendo che in questo periodo sta molto ragionando attorno alla possibilità di separarsi da lei, di costruirsi come individuo diverso e differenziato . E’ però estremamente difficile e quanto più questo gioco persiste tanto più lei è in grado di capire la fatica per il suo bambino di questo importante passaggio evolutivo. Non lo  sgridi, non gli impedisca di fare questo importante gioco, anzi giochi con lui, raccogliendo pazientemente i giochi buttati, ridandoglieli, magari accompagnando i gesti con le parole. Vedrà che quando suo figlio sarà pronto e si sentirà sicuro, a poco a poco perderà interesse per il “gioco del buttare”, soprattutto lo sviluppo del  linguaggio lo aiuterà ad elaborare i suoi pensieri e le sue paure.

Cari saluti.

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