Simulatori di parto
Nelle Facoltà di Ostetricia e Ginecologia americane, le protesi in plastica per simulare il parto non si usano più da un pezzo. Il modello più evoluto si chiama Noelle: è un robot in grado di simulare con precisione una donna partoriente e tutte le possibili complicazioni di un parto “Abbiamo sempre fatto simulazioni per addestramento, ma erano tutt’altro che realistiche”, dichiara Jane Mashburn, professoressa al Department of Family and Community Nursing della Emory University.
Noelle simula tutti i parametri vitali della partoriente e del neonato, permette agli studenti di far pratica di episiotomie e di simulare ogni tipologia di parto. L’espulsione del bambino è regolata da un sistema di compressori, la pelle sintetica della vagina è assolutamente simile a quella reale.
La notizia, se possibile più sorprendente è che i simulatori di parto esistono da almeno tre secoli. Nel XVIII secolo, in pieno Illuminismo, Angélique-Marguerite Le Boursier du Coudray, professione sage-femme (ostetrica), oltre a scrivereun manuale sul parto, invitava, alla fine del corso di due mesi, a esercitarsi su manichini dimostrativi. I manichini, notevoli per la precisione anatomica, rappresentano la parte inferiore di un corpo femminile, una bambola delle dimensioni di un neonato, differenti accessori che mostrano l’anatomia femminile, un feto a sette mesi, una coppia di gemelli.
I manichini sono conservati al Musée Flaubert et d’histoire de la Médecine di Rouen.
Fonte: Il Pensiero Scientifico Editore
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